Monticchio

Home Monticchio

STORIA
Le origini di Monticchio sono piuttosto incerte.
Tra i primi popoli che vi si insediarono furono i normanni, che si stabilirono nel castello locale (castrum Monticuli), probabilmente costruito prima del loro arrivo, in località San Vito, nei pressi di Monticchio Sgarroni. Tra il X ed XIII secolo, l’area vide stanziarsi alcuni ordini monastici. Intorno al X secolo appaiono a Monticchio i Monaci basiliani, sfuggiti alle lotte iconoclaste, provocate nel 726 dal decreto contro il culto delle immagini emanato da Leone III Isaurico, si erano rifugiati nella zona adriatica dell’Italia meridionale, tra cui nel Vulture ove trovarono un confortevole riparo. I religiosi fondarono uno dei centri monastici di maggiore rilievo, tanto da attirare l’attenzione di Papi e Imperatori nel corso dei secoli.
Un altro gruppo clericale che si trasferì a Monticchio fu quello dei Benedettini, insediatisi nella zona per osteggiare l’influsso della Chiesa di Bisanzio, lasciando testimonianze storico-religiose molto importanti. Con l’arrivo degli Svevi nel Vulture, Federico II lasciò la sua impronta anche a Monticchio, dato che la Badia di S. Ippolito presenta alcune fasi costruttive in stile svevo. Inoltre l’imperatore svevo trascorse nei boschi di Monticchio i suoi momenti di svago praticando la caccia con il falcone (hobby che svolgeva sovente anche a Melfi, Castel Lagopesole e Palazzo San Gervasio).
Nel corso dei secoli, la località non registrò avvenimenti eclatanti e, con il progredire degli anni, divenne una zona sempre più povera e depressa. Durante il brigantaggio, Monticchio divenne un punto strategico per i briganti, che lo resero un ottimo rifugio per nascondersi dalle truppe sabaude. Qui si riparavano Carmine Crocco e i suoi subalterni Ninco Nanco, Giuseppe Caruso, Caporal Teodoro e Giovanni “Coppa” Fortunato. Negli ultimi decenni, Monticchio è diventata un’importante centro di estrazione di acque minerali. Il gruppo Gaudianello, sebbene sia in attività dal 1890, ha raggiunto maggior visibilità solamente negli ultimi anni, figurando tra le prime 10 aziende nazionali del settore ed al 4º posto in Italia nel comparto delle acque effervescenti naturali.
I LAGHI DI MONTICCHIO
Situati alla falda sud occidentale del Monte Vulture occupano le bocche crateriche dell’antico vulcano. Pur comunicando tra loro, i laghi presentano un diverso colore: il Lago Piccolo ha un colore verdastro mentre il Lago Grande tende al verde oliva.
I laghi, entrambi di forma ellittica, sono separati da un istmo largo 215 m. Il Lago Piccolo ha una superficie di 16 ettari e perimetro di 1800 m, presenta sponde ripide che scendono fino ad una profondità di 38 m. Il Lago Grande con una superficie di 38 ettari e perimetro di 2700 m, occupa una cavità imbutiforme, con bassifondi estesi per gran parte del bacino, che solo a nord si inabissano fino a 36 m.
Il lago piccolo a quota 658 m viene alimentato da sorgenti subacquee, da qui l’acqua defluisce attraverso un ruscello con portata di 57 litri al secondo, nel Lago Grande, a quota 656 m.
Entrambi i laghi hanno la temperatura più elevata dei laghi d’Italia.
Tra le specie vegetali lungo le rive si ricordano roveri e faggi, nelle acque le ninfee.
Fra la fauna ittica di particolare tutela è l’alborella appenninica (Alburnus albidus).
ABBAZIA DI SAN MICHELE ARCANGELO
Edificio religioso la cui costruzione risale all’VIII secolo d.C., intorno ad una grotta abitata da monaci basiliani. Fu eretta su una grotta scavata nel tufo, nei pressi della quale sono stati ritrovati depositi votivi risalenti al IV-III secolo a.C. L’abbazia passò poi ai benedettini (che la abbandonarono nel 1456), ai cappuccini (che fondarono una biblioteca e un lanificio) e, nel 1782 all’ordine militare costantiniano, che ne fu proprietario fino al 1866. L’intero complesso è costituito da un convento a più piani, una chiesa settecentesca e la cappella di S. Michele. La Grotta dell’Angelo dedicata a S. Michele è adornata da affreschi risalenti alla metà dell’XI secolo ed era il luogo dove si riunivano in preghiera i monaci italo-greci che anticamente abitavano la zona. Da qui è possibile avere un suggestivo panorama dei laghi di Monticchio.
RUDERI ABBAZIA DI SANT’IPPOLITO
Situata tra i due laghi, la struttura è datata tra il XI ed il XII secolo, ad opera dei basiliani. Con l’arrivo dei normanni, i basiliani abbandonarono il Vulture e al loro posto arrivarono i benedettini. Questi trasformarono l’antico monastero basiliano di Sant’Ippolito in un’altra badia benedettina. La struttura, costituita da un’unica navata, subì anche alcune modifiche costruttive in stile svevo, soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta torre “campanaria”. Il terremoto del 1456 distrusse gran parte dell’Abbazia e i religiosi che vi dimorarono furono costretti ad abbandonarla. Oggi di quello che era un tempo l’Abbazia sono solamente osservabili alcuni pilastri e le absidi.

IL CASTELLO
Come per l’Abbazia di Sant’Ippolito, anche del castello sono rimaste alcune tracce, anche a causa dei numerosi terremoti che tormentarono il Vulture, tra cui quello del 5 dicembre 1456. Situato nella località di San Vito, presso Monticchio Sgarroni, su una collina a più di settecento metri, si ritiene che la sua edificazione risalga prima dell’arrivo dei normanni nel Vulture, a dimostrazione che si tratti di uno dei castelli più antichi della zona, di fatto gli scavi, non ancora portati a completamento, hanno evidenziato tre diverse fasi di costruzione del castello, databili dal I al XIV secolo. Giustino Fortunato sostenne che nel 957 la struttura fu data in donazione da Tandolfo, principe di Conza, ai benedettini della Badia di Monticchio. In epoca medievale, fu sempre oggetto di conquista di vari feudatari della zona. Nel 1072, Abelardo, figlio primogenito del conte normanno Umfredo d’Altavilla, dopo aver battuto presso Troia le bande facenti capo a Roberto il Guiscardo, si spinse fin sull’Ofanto per occupare il Castello di Monticchio, nonché tutto il Vulture e la valle di Vitalba nei pressi dell’odierna Atella. Successivamente Roberto il Guiscardo riconquistò il Castello. Sopra la struttura muraria è presente un arco acuto ghierato, risalente al XII secolo successivamente restaurato durante l’epoca angioina.

MUSEO DI STORIA NATURALE DEL VULTURE
Didascalia sulla caccia all’elefante
Inaugurato il 20 dicembre 2008, è stato allestito nei primi due piani dell’Abbazia di San Michele. Il museo mette a disposizione di tutti i visitatori un’interpretazione autentica della storia del Vulture. I percorsi sono costruiti sulla storia del vulcano nei 750.000 anni trascorsi dal momento in cui esso ebbe origine. Il museo si esprime come risultato di un equilibrio tra due idee di museo: quella tradizionale, riferibile alla museografia classica, con una funzione conservativa e scientifica, e quella di museo di recente concezione che pone l’obiettivo di educare attraverso l’interazione e l’intrattenimento. Al visitatore si offre un viaggio a ritroso nel tempo: si parte da una figurazione suggestiva del cammino recente dell’uomo nel Vulture, per passare alla storia degli animali e delle piante infeudati nei diversi periodi sulle sue pendici per giungere, infine, ai fenomeni parossistici del vulcano, all’uomo preistorico e alla fauna antica del Vulture. Nel 2013 sono stati oltre 15.000 i visitatori del Museo. La sua gestione è realizzata direttamente dalla Provincia di Potenza e la curatela è affidata al prof. Renato Spicciarelli, ideatore e progettista dei percorsi e dei temi museali.

RISERVA NATURALE REGIONALE LAGO PICCOLO DI MONTICCHIO
La riserva naturalistica fa parte del comune di Atella, è dotata di un’estensione pari a 187 ettari ed è caratterizzata, per via del microclima, da una faggeta di bassa quota (650 m s.l.m.). Fu istituita nel 1971, con lo scopo principale di tutelare la Acanthobrahmaea (conosciuta anche con la denominazione di Brahmaea europaea), una rara farfalla notturna scoperta nei boschi di Monticchio dallo studioso altoatesino Federico Hartig nel 1963, che ne costituisce l’unica specie europea della famiglia delle Brahmaeidae. L’insetto giunge di rado presso i laghi, il suo habitat ideale è posto a quote più basse, dove la Foresta di Monticchio costeggia l’Ofanto e la fiumara di Atella. La riserva ospita anche specie faunistiche come la lontra (il cui ultimo avvistamento di un cucciolo con la madre risale al 1983), il gatto selvatico, l’istrice, la puzzola, lo scoiattolo nero, il moscardino ed il quercino italico.

shop giày nữthời trang f5Responsive WordPress Themenha cap 4 nong thongiay cao gotgiay nu 2015mau biet thu deptoc dephouse beautifulgiay the thao nugiay luoi nutạp chí phụ nữhardware resourcesshop giày lườithời trang nam hàn quốcgiày hàn quốcgiày nam 2015shop giày onlineáo sơ mi hàn quốcf5 fashionshop thời trang nam nữdiễn đàn người tiêu dùngdiễn đàn thời tranggiày thể thao nữ hcm